La vita e Le opere
Il potere della parola
Opere retoriche e orazioni
«La nostra epoca, pur avendo ricevuto uno stato simile a un quadro dipinto con arte suprema, ma ormai sbiadito per effetto del tempo, non solo ha trascurato di riportarlo ai suoi primitivi colori, ma non si è neppure preoccupata di conservarne almeno la forma e, per così dire, le linee di contorno. Cosa rimane infatti degli antichi costumi, su cui, come disse il poeta Ennio, si reggeva lo stato romano? Questi vediamo così sepolti nell'oblio, che non solo non vengono osservati, ma ormai ignorati... Per le nostre colpe, non per un caso, noi conserviamo lo stato solo di nome, nella sostanza invece lo abbiamo perso già da tempo».
Parole intrise di angoscia scritte non oggi, ma mezzo secolo prima di Cristo, quando Cicerone certifica con La Repubblica il dissesto terminale delle istituzioni di Roma e compie un estremo tentativo di elaborazione teorica per riscattarle. Figlio tormentato di un secolo anch'esso breve, Cicerone è insieme avversario, complice e vittima di una crisi epocale che, stravolgendo in pochi decenni la potenza dominatrice di gran parte del mondo, segna in modo indelebile il futuro corso della storia occidentale.
La crisi dei partiti tradizionali, la corruzione dilagante, l'irrompere sulla scena di personaggi troppo forti perché le forme costituzionali possano davvero contenerli, l'accentuarsi delle differenze tra abbienti e spossessati, la tentazione di soluzioni autoritarie, la "morte dello stato": non occorre calcare la mano su analogie che pure esistono e seducono, basta estrarre da una prodigiosa riflessione teorica affiancata a una significativa attività sul campo una lezione di scienza politica resa non meno istruttiva dalle sconfitte che al suo autore toccò di subire.
Rileggere oggi Cicerone consente infatti di osservare una delle menti più acute del mondo antico alle prese con la metamorfosi, se non il disfacimento, dell'antica repubblica e aiuta a collocare la crisi (meglio, le crisi) dell'oggi in una prospettiva storica e teorica.
Nonostante le turbolenze e i conflitti di inizio secolo, quando Cicerone dà inizio alla sua carriera non si intuiscono ancora la portata e l'esito della crisi. Anzi, proprio la sua ascesa sembra dimostrare che funzionano ancora i meccanismi di selezione e ricambio della classe dirigente che avevano consentito alle strutture dello stato di adattarsi alle mutate condizioni di Roma, non più piccola potenza locale ma ormai caput mundi.
Nonostante le turbolenze e i conflitti di inizio secolo, quando Cicerone dà inizio alla sua carriera non si intuiscono ancora la portata e l'esito della crisi. Anzi, proprio la sua ascesa sembra dimostrare che funzionano ancora i meccanismi di selezione e ricambio della classe dirigente che avevano consentito alle strutture dello stato di adattarsi alle mutate condizioni di Roma, non più piccola potenza locale ma ormai caput mundi.
Alessandro Schiesaro "il Sole 24 Ore" 27 agosto 2010